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Riprendiamoci il futuro

 

La crisi del capitalismo mondiale

 

Trent’anni di speculazioni

La liberalizzazione dei movimenti dei capitali insieme alla privatizzazione del credito sono state all’origine della crescita abnorme delle speculazioni finanziarie: il mercato dei prodotti finanziari non sottoposti a regole e controlli ammonta come all’inizio della crisi,autunno del 2008, a 12 volte il Pil mondiale e nessuno è oggi in grado di quantificare l’esatto ammontare dei “titoli tossici”. Le imprese e i detentori di grandi patrimoni hanno potuto trasferire denaro nei cosiddetti “paradisi fiscali”, paesi nei quali viene dirottato il 25% della ricchezza finanziaria mondiale.

Crescono le diseguaglianze

Le disuguaglianze crescono in tutti i paesi sviluppati, principalmente a causa del trasferimento del carico fiscale dal capitale al lavoro e della diminuzione della quota dei redditi da lavoro sul totale della ricchezza prodotta: i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri. 1,3 miliardi di lavoratori, compresi molti regolari, non guadagnano più di due dollari al giorno, mentre i 20 uomini più abbienti nel mondo posseggono una ricchezza complessiva pari a quella del miliardo più povero. In Italia la disuguaglianza è cresciuta del 33% rispetto alla metà degli anni ’80. L'1% delle famiglie più ricche detiene una ricchezza pari a quella del 60% delle famiglie.

L'ambiente degrada

La crisi economica si intreccia alla gravissima crisi ecologica. Il processo di esaurimento degli ecosistemi e l’accumulazione degli scarti nell’aria, nell’acqua e nella terra produce deforestazione, cambiamenti climatici, carenza idrica mettendo sempre più a rischio il futuro della umanità.

Una crisi di sistema

L’attuale crisi mondiale è stata innescata dalla speculazione finanziaria ma la causa di fondo va ricercata nel declino della crescita del capitalismo iniziata alla metà degli anni ’70. E' giunto a conclusione il ciclo iniziato nel dopoguerra, fondato sulla crescita del mercato immobiliare, dell’auto e di altri beni di largo consumo. L'attuale grave crisi dimostra l'incapacità del liberismo a rispondere a questo declino: da 10 anni in Italia, come in altri paesi avanzati, l'economia reale non cresce più e, per garantire comunque il profitto, si mettono in discussione i diritti e poteri conquistati dai lavoratori negli anni ‘60 e ‘70. Le stesse Costituzioni democratiche, non solo in Italia, sono violate nella sostanza e a volte modificate. E’ in crisi il patto sociale e democratico mediato fra le classi sociali nel secondo dopoguerra.

 

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