Nella scuola si aggira un cattivo profumo

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Creato Martedì, 04 Settembre 2012 Data pubblicazione Scritto da Filippo Ottone

Nella scuola si aggira un cattivo profumo e manca pure la raccolta differenziata.

 

La selezione per accedere al percorso di abilitazione, con la vicenda dei quiz sbagliati, e l’annuncio del nuovo concorso per assumere a tempo indeterminato docenti e personale amministrativo, sono stati accompagnati da dichiarazioni e atti che denunciano lo stato confusionale non solo di un altro “tecnico” del governo ma anche delle forze politiche che dovrebbero fare opposizione o quanto meno essere critiche.

Le misure adottate ne hanno oscurato altre che riguardano l’università e che tendono a riconfermare il meccanismo medievale della cooptazione per l’assunzione della maggioranza dei docenti.

Se si parte dal principio decurtisiano ( Totò) che è la somma che fa il totale, si deve constatare che nei provvedimenti per le assunzioni sono presenti principi sballati che di volta in volta sono emersi nella politica scolastica degli ultimi 30 anni.

Anche in questa vicenda lo schieramento riformatore evidenzia oltre alla mancanza di un progetto complessivo di riforma dell’istruzione, anche una sensibile perdita di competenze specifiche.

 

L’unica strada per uscire dal questo guazzabuglio sarebbe quella di rimettere i piedi per terra e ridefinire il sistema che vorremmo far funzionare a regime onde interrompere questo indegno lavoro di rattoppo.

Mi limito al tema della formazione e dell’assunzione dei docenti e uso il metodo di proporre un’ipotesi concreta di soluzione a regime con l’avvertenza che le mediazioni rispetto alla caotica situazione dei precari sono comunque praticabili all’interno di una politica riformatrice vera del sistema di istruzione.

1- Deve cessare la situazione che impone l’assunzione anche per periodi prolungati di personale docente non abilitato. Si deve partire dalla constatazione pratica che la scuola è un servizio che non ammette interruzione e quindi deve esistere un numero di aspiranti docenti abilitati ben superiore alle previsioni costruite solo sul numero di posti vacanti da ricoprire. La conseguenza pratica consiste nel fatto che le singole sedi universitarie non possono stabilire autonomamente il numero chiuso per l’accesso all’abilitazione, ma deve essere deciso centralmente il numero dei docenti abilitati che servono alla scuola pubblica e a quella privata tenendo conto anche dell’inevitabile nomine di personale in sostituzione di quello a qualsiasi titolo assente. Del resto solo questa impostazione consente una forma di selezione vera tra gli aspiranti docenti al contrario di oggi in cui, a fronte di 100 posti da ricoprire, viene indetta una selezione in cui p.es. i respinti sono poi assunti a tempo determinato per garantire l’insegnamento in qualità di supplenti per tempi più o meno lunghi.

2- La formazione degli insegnanti deve avvenire all’interno di un percorso di laurea di tipo modulare e si deve concludere con un esame di Stato per l’acquisizione dell’abilitazione. A titolo di esempio si può ipotizzare un percorso universitario quinquennale in cui negli ultimi due anni vi siano anche gli insegnamenti per l’acquisizione delle specifiche competenze professionali e il periodo di tirocinio (retribuito come l’apprendistato) presso le scuole. Le conseguenze concrete comportano che centralmente venga definito il curricolo dei corsi da seguire per ogni singola disciplina di insegnamento e che, per rendere credibile ed efficace il tirocinio nelle scuole, debba essere modificata l’organizzazione del lavoro e la formazione di una parte di docenti in modo da non abbandonare, come ora, allo spontaneismo totale questa parte importante della formazione dei futuri docenti.

3- Abolizione dei concorsi per prove e mantenimento solo dei concorsi per titoli. Se si hanno aspiranti docenti abilitati in numero superiore al fabbisogno immediato, che abbiano acquisito l’abilitazione attraverso un corso quinquennale, con voto di laurea e con un esame di Stato e che possano aver acquisito altri titoli professionali utili ( master, dottorati, specializzazioni, aggiornamenti) dichiarati tali preventivamente e centralmente, che bisogno c’è di attivare i costosi e di dubbia trasparenza concorsi per prove ? Nei concorsi, anche quelli universitari, deve essere abolito qualsiasi tetto ai punteggi derivanti da esperienze di formazione, ricerca e da pubblicazioni dopo aver ovviamente stabilito le regole di validità di queste esperienze attingendo ad analoghe forme europee. Va da se che i concorsi per soli titoli debbano prevedere o una data di scadenza oppure debbano essere integrati con nuove domande e con aggiornamento dei punteggi almeno ogni due anni.

4- La realizzazione di una procedura come descritta nei primi tre punti renderebbe concretamente fattibile la formazione in servizio ( obbligatoria) dei docenti assunti a tempo indeterminato, anche attraverso periodi sabbatici di durata variabile in quanto le strutture universitarie si dovrebbero adeguare alla domanda di formazione richiesta dallo Stato ed in presenza di aspiranti docenti abilitati disponibili per le sostituzioni.

5- Obbligo di assunzione a tempo determinato ogni anno del numero di docenti necessari a ricoprire tutti i posti liberi e vacanti.

 

Come accennavo all’inizio, saranno sicuramente necessarie delle “mediazioni” ( chiamiamola fase transitoria) per passare dalla caotica situazione attuale a quella a regime ipotizzata precedentemente. Richiamo l’attenzione che all’interno di una riforma complessiva del sistema di istruzione che necessariamente sarebbe in alcuni settori di tipo espansivo ( tempo pieno nell’obbligo, p.es) e in altri di forte riduzione dei doppi e tripli lavori ( università, p.es ) le contraddizioni tra lavoratori precari e aspiranti docenti o tra giovani e “anziani” sarebbero fortemente e strutturalmente diminuite senza dover ricorrere, come ora, a complicate ed ingestibili norme da azzeccagarbugli.

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