Elezioni RSU: dal Consiglio di Stato una lezione di democrazia

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Data pubblicazione Scritto da Fabio Lupi

ELEZIONI RSU : DAL CONSIGLIO DI STATO UNA LEZIONE DI DEMOCRAZIA PER IL GOVERNO

Nei giorni 5, 6 e 7 marzo prossimi, in tutti i posti di lavoro pubblici si voterà per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie RSU .

E' un appuntamento che riguarda milioni di lavoratori in diversi comparti : Agenzie, Enti pubblici, Ministeri, Università, Scuole, Sanità privata e pubblica, Regioni ed Enti locali .

Dopo un anno di ritardo le lavoratrici e i lavoratori di quella enorme galassia del Pubblico Impiego potranno esercitare il loro diritto di voto che il governo Berlusconi e il Ministro Brunetta volevano restringere fino a farlo divenire inutile e per certi versi dannoso ( per loro, si intende ) .

L'aspetto drammatico di questa vicenda risiede nel fatto che negli ultimi due anni, la sola FP CGIL si è trovata a reclamare la celebrazioni delle elezioni delle RSU, nel silenzio totale, o rotto da qualche balbettio incomprensibile, da parte di altri sindacati in altre faccende affaccendati .

Quale era la tesi del governo, appoggiata, neanche tanto velatamente, dai sindacati ascari di Brunetta ?

 Con l'emanazione del D.Lgs. n. 150/2009 ( decreto Brunetta) il governo intedeva rivoluzionare i rapporti di lavoro del Pubblico Impiego impiantando le relazioni e lo stesso rapporto di lavoro sullo schema del privato con la riorganizzazione, tra le altre cose, in comparti diversi dagli attuali.

In particolare, l'art. 65, comma 3, del citato decreto legislativo n. 150 del 2009, ha dettato le norme transitorie per l'individuazione delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative in attesa della riduzione del numero dei comparti e delle aree di contrattazione nelle quali è articolato il sistema.

L'articolo dispone in via transitoria, per il prossimo periodo contrattuale, una volta definiti i comparti e le aree di contrattazione, che l'ARAN avvii le trattative contrattuali con le organizzazioni sindacali e le confederazioni rappresentative. Contestualmente, in deroga a quanto previsto dal vigente D. L.gs 30 marzo 2001 n. 165, vengono prorogati gli organismi di rappresentanza dei lavoratori .

Viene disposto, inoltre, che le nuove elezioni relative al rinnovo degli organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre 2010 .

Dunque, siccome non si è proceduto alla definizione dei nuovi comparti, le elezioni non si terranno se non quando si avrà una nuova regolamentazione ai sensi del D.Lgs n. 150/2009 . Questo voleva il governo Berlusconi.

Le elezioni RSU venivano di fatto congelate sine die con il silenzio complice degli altri sindacati che da questo atteggiamento traevano un evidente vantaggio .

La mobilitazione dei lavoratori voluta dalla FP CGIL per far recedere il governo da questa sua illegittima posizione, ha dato i suoi frutti costringendo il Ministro Brunetta a chiedere un parere al Consiglio di Stato sulla interpretazione del citato articolo 63, comma 3, del D.L.gs. n. 150/2009.

Sulla questione il Consiglio di Stato si è espresso con il parere, divenuto ormai famoso, n. 551 del 3 febbraio 2011, il quale ha apertamente smentito la strumentale posizione del governo dichiarando innanzi tutto che il termine del 30 novembre 2010 definito dall'art. 65, comma 3, non comporti una preclusione alla possibilità, dopo tale termine e prima della definizione dei nuovi comparti previsti dalla riforma del 2009, di indire e svolgere le elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie con riferimento agli attuali comparti.

Il Consiglio ha chiarito che se il governo è stato inadempiente generando una conseguente incertezza sui tempi di raggiungimento dell'accordo quadro, questa incertezza "non può andare a detrimento del diritto dei lavoratori alla rappresentanza sindacale".
Dunque, stante la natura ordinatoria del termine, così come risulta dalla disposizione "entro il 30 novembre 2010" senza che sia stato aggiunto "e non oltre", la proroga degli organismi RSU attuali duri fino alla data del loro rinnovo effettivo, mediante svolgimento delle previste elezioni, che non possono essere sospese a tempo indeterminato privando i lavoratori del pubblico impiego "del diritto ad esprimere periodicamente, alle scadenze previste, la volontà - costituzionalmente garantita ( art. 38 Cost. ) - di rinnovare i propri organi di rappresentanza sindacale".
Il Consiglio nel redigere la sentenza in commento ha anche ricordato che la Corte Costituzionale, occupandosi delle libertà sindacali ( sentenza n. 492 del 1995 e sentenza n. 975 del 1988 ) ha statuito che quando una legge preveda il concorso dei sindacati ad attività relazionali, essa deve operare assicurando a tutte le O.S. pari opportunità utilizzando il criterio della maggiore rappresentatività, da accertarsi, non una volta per tutte, ma in modo periodico .
Insomma per la suprema Corte non sono legittime quelle norme dirette a cristallizzare in modo non ragionevole od una volta per tutte, la rappresentatività che per sua natura risulta variabile .
Viene, quindi, riconosciuto "un naturale - e costituzionalmente protetto - dinamismo della rappresentanza sindacale che richiede verifiche periodiche e non ammette cristallizzazioni".

A questo punto della sentenza il Consiglio di Stato impartisce una lezione di cultura giuridica a chi pensava di piegare gli strumenti legislativi ai propri interessi personali .

E lo fa riproponendo all'interlocutore primo, il governo, la attualità e il carattere fondativo delle procedure democratiche che il governo Berlusconi in generale, e il Ministro Brunetta in particolare, sembravano avere smarrito .

Viene riportata integralmente, perciò, l'ultima parte delle sentenza n. 551/011, per una futura memoria duratura anche per noi stessi che operiamo in campo sindacale .

"Le elezioni periodiche costituiscono un modello di democrazia diffusa e competitiva con evidenti ricadute giuridico istituzionali e politico sindacali, costituzionalmente definite.
In particolare vi sono punti di emersione significativa del principio affermato del naturale dinamismo della rappresentatività sindacale e della relativa incomprimibilità del diritto elettorale ad esprimere tale rappresentanza.

In primo luogo l'assetto delle relazioni sindacali, solo ove accompagnato da elezioni periodiche, può dirsi ispirato ad una logica ascendente e non discendente del potere.

In secondo luogo la legittimità delle prerogative sindacali può assumersi proprio in quanto essa è vincolata a dati oggettivi che vanno periodicamente misurati ( i voti degli elettori, lavoratori che hanno diritto ad esprimere le rappresentanze sindacali ).

In terzo luogo il sistema sindacale è legittimo in quanto è basato su un consenso democratico, soggetto a verifiche.

In quarto luogo solo la protezione del naturale dinamismo del principio di rappresentanza consente la maturazione del più ampio pluralismo sindacale.

In quinto luogo le elezioni sono comunque lo strumento, per i lavoratori, per esercitare una funzione di indirizzo sulle organizzazioni sindacali.

In sesto luogo esse possono servire a cogliere il peso specifico dei sindacati nel corso delle trattative.

In ultimo assicurano una rappresentanza di sede pienamente legittimata."

Conclude il massimo Consiglio amministrativo costatando che la legge ordinaria non può comprimere il diritto alla rappresentanza sindacale se non in modo temporaneo e, una volta scaduti i termini di sospensione delle stessa eccezionalmente previsti, si riespande il diritto al rinnovo degli organi di rappresentanza sindacale di cui all'art. 42, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001.

Pertanto, innanzi ad un parere così accuratamente realizzato e così con grande perizia argomentato, il governo e i suoi sostenitori, occulti e palesi, non hanno potuto che accettare di dare ragione alla FP CGIL che nel corso dei due anni precedenti aveva chiesto con ostinazione e, a questo punto, con piena ragione la celebrazione delle elezioni delle RSU per il Pubblico Impiego .

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