Qualche dottorando di storia

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Creato Venerdì, 02 Marzo 2012 Scritto da Filippo Ottone

Tra qualche decennio un dottorando di storia, specializzato nelle figure minori che governarono il nostro paese, sicuramente avvierà una ricerca sul ministro del lavoro e delle pari opportunità Elsa Fornero.

Quel povero dottorando dovrà sciogliere il quesito che noi contemporanei del ministro ci siamo posti sin dalle sue prime performance come amministratore dello Stato : Ci fa o ci è ? Nel senso che i mezzi di informazione riportano spesso delle gigantesche minchiate che il ministro avrebbe detto ma anche le micidiali proposte che spiattella ai tavoli delle finte trattative. Pare che a Bruxelles abbia accennato a ammortizzatori sociali per i lavoratori autonomi. Indennità di disoccupazione per tassisti, idraulici, commercianti e via evasori cantando ? E come verificare i periodi di disoccupazione ? Come calcolare i tempi risparmiati nel non scrivere fatture e nel non compilare i moduli per versare i contributi dei dipendenti.

Lasciamo perdere la facile ironia e dedichiamoci alle cose serie.

 

Mi sono chiesto quale sia il legante che unisce le sue idee sull'art.18 e quelle sulla flessibilità in uscita. A me sembra che l'unico legante sia la totale libertà di licenziamento oltre allo sgravio di costi per lo stato.

Il ministro è partito con l'idea di abolire totalmente la cassa integrazione speciale e quella ordinaria ( entrambe pagate con i soli soldi versati da imprenditori e lavoratori) ma anche ( veltroniamente parlando) gli ammortizzatori in deroga finanziati dallo stato a cui possono accedere anche quei lavoratori che non hanno diritto alla cassa integrazione. Tutto dovrebbe essere sostituito dal una robusta indennità di disoccupazione pagata in gran parte sempre dai lavoratori e dai datori di lavoro. A qualsiasi sindacalista di media intelligenza salta agli occhi che la differenza fondamentale risiede nel fatto che nei periodi coperti dalla cassa integrazione i lavoratori rimango dipendenti dell'azienda mentre l'indennità di disoccupazione la possono percepire solo coloro che sono stati licenziati e quindi la proposta ipotizza un sostegno solo per i lavoratori senza posto di lavoro.

La risposta può essere solo un rifiuto totale ad annullare gli ammortizzatori sociali che prevedono la conservazione del posto di lavoro. Ci vuole certo un riordino che unifichi ed irrobustisca le casse integrazione ma non certo la soppressione. Il governo deve invece iniziare , magari gradualmente (mica siamo estremisti !) ad irrobustire l'indennità di disoccupazione sia nei tempi di copertura e sia nella misura e deve cominciare a attivare una tutela dei periodi di inoccupazione dei giovani. In entrambi i casi la corresponsione delle indennità deve essere accompagnata obbligatoriamente da elementi di formazione e può non consistere solo in denaro ma anche in fornitura di servizi gratuiti o esenzioni da pagamenti ( tessera per i trasporti, esenzione dalle tasse scolastiche, p.es.).

Dove si trovare le risorse economiche ? Non sarebbe difficile. Se il governo rinunciasse a depredare le casse dell'INPS, come ha fatto con la riforma da lui varata, se si esaminassero i conti dell'INAIL, se la ritenuta previdenziale dei lavoratori autonomi venisse portata a pareggiare quella dei precari di soldi ce ne sarebbero già molti e i se potrebbero continuare.

Come ultima riflessione ripropongo il fatto che il governo Monti anche nel confronto sul mercato del lavoro nega di fatto la possibilità di una contrattazione vera, come già aveva detto e realizzato con la riforma delle pensioni, da parte delle organizzazioni sindacali. Ripropongo il quesito che posi mesi addietro : Se si nega questa possibilità ad un sindacalismo generale, nella situazione attuale chi rappresenta politicamente il movimento dei lavoratori ? Attualmente a livello parlamentare nessuno. E allora ?

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